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4 – mens sana in corpore sano

Sto per distorcere un po’ il significato originale di questa frase di Giovenale (poeta latino vissuto 1800 anni fa). Lui intendeva infatti che bisogna chiedere agli dei una mente sana e un corpo sano, in modo che l’uomo si sviluppi senza troppa fisicità grazie alla coltivazione delle scienze e delle arti, che per natura impegnano di più l’intelletto.

Noi moderni l’abbiamo reintepretata nella più semplice “una mente sana risiede in un corpo sano“. Io, con buona pace di Giovenale, abuso di questa frase per sposarne questa interpretazione.

In paroloni, ora che siete a casa e avete questa straordinaria opportunità di poter usufruire di un po’ di tempo, cercate di farlo nel modo migliore. Oltre a rendervi utili in famiglia (magari molti di voi fino all’ultimo stipendio sono stati completamente inglobati dal lavoro e hanno dovuto trascurare gli impegni familiari), cercate di approfittare di questo periodo per trovare un nuovo ritmo biologico, per riconquistare un minimo di preparazione fisica magari perduta o solo trascurata.

Per chi già pratica attività sportiva ovviamente questo discorso non sussiste, ma sicuramente potrete confermare che quando vi allenate o anche solo vi muovete, il cervello si muove con voi, stacca un attimo anche lui da tutti gli assilli e si concentra sul battito cardiaco, sulla respirazione, sulla singola (anche breve) prestazione fisica che state compiendo. Passeggiare, fare qualche chilometro di corsa, serve sicuramente a buttare giù qualche chilo di troppo ma anche e soprattutto a farvi ritrovare contatto con voi stessi per almeno mezz’ora / un’ora.

Se non dimagrirete non fa niente, ma se prendeste come abitudine quella di svegliarvi la mattina un po’ presto e andare a fare mezz’ora di corsetta o di passeggiata sicuramente vi ritrovereste con un po’ di fiato in più (che non fa mai male) e magari potrebe frullarvi in testa qualche idea che era rimasta incastrata nei labirinti che il vostro cervello ha creato e in cui vi sta tenendo imprigionato. Vi aiuterà a vedervi dall’esterno magari, e a guardare quel labirinto dall’alto. Leggetevi questo articolo tratto dalla Gazzetta.it. E se lo dice la Gazzetta…

Siete allergici alla corsa e al movimento? Non c’è problema, sicuramente in casa c’è bisogno di voi per accompagnare i figli a scuola, per sistemare quel rubinetto che perde da anni, per lavare le tende del salotto, per oliare la porta del bagno che cigola sempre, etc etc… Secondo me, dopo qualche giorno di faccende domestiche arretrate dovrebbe venirvi una irresistibile voglia di andare a correre, garantito!

A parte gli scherzi, approfittate del tempo che vi viene forzatamente concesso per curare voi, la vostra famiglia e tutte le cose che avete lasciato in sospeso per anni a causa del vostro lavoro. Spesso non sono attività che necessitano di spendere denaro, magari sono semplici attività manuali che banalmente avete sempre rimandato. Questo è il momento per terminarle.

Ultima cosa da fare nell’immediato: se avete dei finanziamenti in atto, ricordatevi che la cosa migliore da fare in questi casi è quella di andare subito in banca e rifinanziarli, magari accorpandoli, in modo da ridurre il numero di rate da pagare mensilmente, il peso complessivo della singola rata e allungarne la durata. Perché? Semplice, perché tra qualche mese potreste non avere più delle buste paga da presentare, quindi è meglio farlo subito!

p.s. domani vi parlerò di L.S.D. …

2 – non vergognarsi

Capisco perfettamente che trovarsi senza un’entrata fissa, senza un posto di lavoro dove andare ogni mattina sia frustrante. Io personalmente vado in sbattimento dopo 15 giorni di ferie, e se per caso torno a casa qualche giorno prima che riaprano i miei clienti, quei giorni sono un incubo. Fortunatamente da qualche anno i miei figli mi danno da fare e questo fenomeno si è molto ridimensionato, ma c’è.

Immagino voi che fino alla settimana prima eravate sommersi di cose da fare, di impegni, riunioni, responsabilità, obbligati magari ad andare in ufficio in giacca e cravatta. Dal venerdì al lundì invece siete di colpo in giro per casa come dei fantasmi in pantaloncini e canottiera, in pigiama alle 2 del pomeriggio.

Non vergognatevene, è tutto normale. Il brutto del lavoro dipendente è proprio che fino al giorno prima siete indispensabili mentre il giorno dopo siete un peso. Sto generalizzando, ovviamente, sto iperbolizzando, ma se siete qui a leggere qualcosa di simile vi è successo.

Pensate di essere l’unico pirla che si è fatto lasciare a piedi senza lavoro? Assolutamente no, e lo sapete già. Quello che forse non sapete è in quanti siete. Un milione. Se aveste un reddito sareste un target perfetto su cui puntare. Scusate… sono stato cinico.

adwords2Grazie ad uno strumento di google ho visto, giusto per darvi qualche dato in più, che le ricerche su google che girano attorno alla parola “lavoro 50 anni” sono circa 5000 al giorno. Almeno cinquemila persone come voi ogni giorno cercano un lavoro, ed hanno più di 50 anni.

Non vergognatevi, torno a dire: non vergognatevi se il primo lavoro che vi ricapita per le mani è una mansione alla quale non avevate neanche lontanamente pensato. Accettatela perché tanto per cambiare c’è sempre tempo. Spesso chi come voi ha una vasta cultura e un’indiscussa professionalità trova umiliante e degradante compiere dei lavori manuali o anche solo di poco spessore intellettuale. Mano a mano poi che il tempo passa si abbassano le pretese, ma il mercato ha già riassorbito coloro che si sono adattati immediatamente al cambiamento, e chi non è salito sul primo treno non riesce più a rientrare nel giro.

A chi si è ritrovato nel fiore degli anni a gestire miliardi di lire al giorno, a trattare con pezzi grossi delle banche, ad andare all’estero per lavoro, a visitare studi notarili di altissimo prestigio, risulta quasi impossibile cimentarsi con il guadagnare 20 – 30 euro al giorno, confrontarsi con le bollette, fare i conti per pagare l’affitto di casa. Ebbene, tutto ciò che è stato è passato, adesso siete nel presente e il presente è così, per ora.

Dovete d’altronde mettervi in testa una cosa molto importante. Se siete di nuovo sulla piazza è perché non siete riusciti a trovare un paracadute per voi prima che l’aereo precipitasse. So che molti si arrabbieranno per questa affermazione, ma se ve lo dico è perché nella mia famiglia è stato fatto lo stesso errore. Quando si ha un posto fisso si pensa che questo duri in eterno. Quando le cose vanno bene si è portati a pensare che possano andare solamente meglio.

E se l’azienda va male? Ma sì, il capo dice sempre così per non darci l’aumento, vedrai che passa… Tanto se la ditta fallisce mi devono dare un sacco di soldi…  SBAGLIATO! Perché i tempi medi per il pagamento dei TFR dei dipendenti sono di 2 anni dopo la messa in liquidità della società. E in quei due anni cosa fate?

vi lascio con questo articolo da leggere

buona serata, alla prossima

 

1 – non mentire

premessa: tutto ciò che scrivo è basato unicamente sulla mia esperienza, vissuta in prima persona soprattutto, ed in terza persona parlando con le persone, con gli amici che hanno vissuto esperienze molto simili alla mia, con persone della vostra età che hanno vissuto o stanno purtroppo vivendo tutt’ora questa difficile fase della vita.

Non posseggo la verità assoluta, cercate voi di prendere spunto dai miei articoli, per quanto deliranti potranno sembrare a volte, per trovare la vostra strada.

Iniziamo.

Caro 50 enne disoccupato, se ti fidi di me che ho l’età di tuo figlio (più o meno), allora fidati anche di tuo figlio. Ti sembra un’ovvietà ma tantissimi genitori tendono a vedere il figlio sempre come il piccolo bambino indifeso a cui non va detto mai niente di come vanno le cose e a cui bisogna dipingere sempre una realtà dove i genitori pensano a tutto e lui deve solo pensare a studiare, che l’importante è farsi un titolo di studio.

Bene, una delle cose che più rimprovero ai miei genitori (persone delle quali nutro una stima infinita) è stata quella di non averci messo sufficientemente al corrente della situazione, di averci sempre detto “il vostro lavoro è studiare, al resto pensiamo noi”.

Certo, è stupido criticare un genitore con il punto di vista di un figlio, ma da uomo a uomo avrei voluto sentirmi dire “caro figlio / cari figli, le cose stanno in questo modo: c’è il rischio che da qui a “X” mesi non riusciamo più a pagare bollette, mutuo, retta universitaria, etc…, serve il vostro aiuto per tamponare”. La famiglia è il luogo dove tutti i componenti possono e devono essere se stessi, dove possono sfogarsi delle proprie ansie e dove possono trovare il conforto degli altri componenti. Non esiste un luogo più adatto.

Sicuramente è difficile dire ad un figlio che sta studiando per gli esami di maturità o per gli esami all’università di mettere un attimo da parte tutto per dare una mano, però l’altro rischio è quello di dover fargli interrompere bruscamente gli studi per mancanza di fondi. So benissimo che quando si hanno 50 anni i figli mediamente stanno finendo le superiori o stanno entrando in università, cercano di farsi una vita propria e stanno sempre meno tempo in casa. Però la responsabilizzazione dei figli in questi casi può diventare un fattore di crescita per il figlio stesso, migliore di qualsiasi master post universitario.
Senza contare che vostro figlio, che vive la vita da un’altra prospettiva, potrebbe addirittura stupirvi con delle idee che a voi mai sarebbero venute in mente. Non siete dei visionari come Steve Jobs, non plasmate il futuro, quindi siate ricettivi il più possibile verso le idee che possono suggerirvi i vostri stessi figli, senza pregiudizi.

Per tutti questi motivi il mio primo consiglio è di NON MENTIRE, in primo luogo a voi stessi. Poi alla vostra famiglia, ai vostri parenti ed ai vostri amici. Non abbiate paura di confidare le vostre ansie, non chiudetevi dentro ad un’ostentata sicurezza. E’ solo parlando con gli altri che si riesce a scaricare il proprio peso, e con più persone ne parlate più il peso si fraziona.

Pensateci: quante persone che hanno perso parenti, amici, figli, creano associazioni noprofit in memoria di queste persone? Perché comunicare con gli altri e condividere i propri problemi ci aiuta a superarli.

Siate opensource, siate 2.0. Siate dei blogger viventi di voi stessi. (se questa frase non l’avete capita bene non vi preoccupate, sto preparando un glossario da 20 enne da sfoggiare al prossimo colloquio…)

vi lascio con questo video, godetevelo