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2 – non vergognarsi

Capisco perfettamente che trovarsi senza un’entrata fissa, senza un posto di lavoro dove andare ogni mattina sia frustrante. Io personalmente vado in sbattimento dopo 15 giorni di ferie, e se per caso torno a casa qualche giorno prima che riaprano i miei clienti, quei giorni sono un incubo. Fortunatamente da qualche anno i miei figli mi danno da fare e questo fenomeno si è molto ridimensionato, ma c’è.

Immagino voi che fino alla settimana prima eravate sommersi di cose da fare, di impegni, riunioni, responsabilità, obbligati magari ad andare in ufficio in giacca e cravatta. Dal venerdì al lundì invece siete di colpo in giro per casa come dei fantasmi in pantaloncini e canottiera, in pigiama alle 2 del pomeriggio.

Non vergognatevene, è tutto normale. Il brutto del lavoro dipendente è proprio che fino al giorno prima siete indispensabili mentre il giorno dopo siete un peso. Sto generalizzando, ovviamente, sto iperbolizzando, ma se siete qui a leggere qualcosa di simile vi è successo.

Pensate di essere l’unico pirla che si è fatto lasciare a piedi senza lavoro? Assolutamente no, e lo sapete già. Quello che forse non sapete è in quanti siete. Un milione. Se aveste un reddito sareste un target perfetto su cui puntare. Scusate… sono stato cinico.

adwords2Grazie ad uno strumento di google ho visto, giusto per darvi qualche dato in più, che le ricerche su google che girano attorno alla parola “lavoro 50 anni” sono circa 5000 al giorno. Almeno cinquemila persone come voi ogni giorno cercano un lavoro, ed hanno più di 50 anni.

Non vergognatevi, torno a dire: non vergognatevi se il primo lavoro che vi ricapita per le mani è una mansione alla quale non avevate neanche lontanamente pensato. Accettatela perché tanto per cambiare c’è sempre tempo. Spesso chi come voi ha una vasta cultura e un’indiscussa professionalità trova umiliante e degradante compiere dei lavori manuali o anche solo di poco spessore intellettuale. Mano a mano poi che il tempo passa si abbassano le pretese, ma il mercato ha già riassorbito coloro che si sono adattati immediatamente al cambiamento, e chi non è salito sul primo treno non riesce più a rientrare nel giro.

A chi si è ritrovato nel fiore degli anni a gestire miliardi di lire al giorno, a trattare con pezzi grossi delle banche, ad andare all’estero per lavoro, a visitare studi notarili di altissimo prestigio, risulta quasi impossibile cimentarsi con il guadagnare 20 – 30 euro al giorno, confrontarsi con le bollette, fare i conti per pagare l’affitto di casa. Ebbene, tutto ciò che è stato è passato, adesso siete nel presente e il presente è così, per ora.

Dovete d’altronde mettervi in testa una cosa molto importante. Se siete di nuovo sulla piazza è perché non siete riusciti a trovare un paracadute per voi prima che l’aereo precipitasse. So che molti si arrabbieranno per questa affermazione, ma se ve lo dico è perché nella mia famiglia è stato fatto lo stesso errore. Quando si ha un posto fisso si pensa che questo duri in eterno. Quando le cose vanno bene si è portati a pensare che possano andare solamente meglio.

E se l’azienda va male? Ma sì, il capo dice sempre così per non darci l’aumento, vedrai che passa… Tanto se la ditta fallisce mi devono dare un sacco di soldi…  SBAGLIATO! Perché i tempi medi per il pagamento dei TFR dei dipendenti sono di 2 anni dopo la messa in liquidità della società. E in quei due anni cosa fate?

vi lascio con questo articolo da leggere

buona serata, alla prossima

 

facciamo sul serio…?

Ok veniamo al punto.

Prima di tutto voglio mettere a disposizione di chi entrasse in questo sito l’esperienza vissuta da mio padre, ovvero quella di trovarsi nel mezzo del cammin di vostra vita, senza lavoro.
Infatti se state leggendo queste righe, è quasi sicuramente perché cercate un lavoro adatto a voi, avete più o meno 50 anni, e avete già mandato qualche decina di curricula senza successo.

In scondo luogo, oltre alla mia storia (che può interessarvi relativamente e che serve solo a farvi capire che “succede un po’ a tutti”), vorrei cercare di mettere insieme dentro questo luogo virtuale quante più idee possibili possano venire in mente a noi e a voi per fare in modo che possiate trovare una indipendenza economica nel minor tempo possibile.

Vi ricordo a tal proposito che io faccio parte della generazione del “meglio un uovo oggi…”, quindi sono portato sempre a pensare al breve termine, alla giornata, alla settimana al massimo. Sembrerà stupido ma sarà questo atteggiamento che potrà aiutare a portarvi fuori dal tunnel.

Ultimo obiettivo sarebbe quello di creare una rete tra le persone che inizieranno a frequentare questo sito in modo da poter diventare un punto di riferimento per chi cerca persone mature, esperte, affidabili e concrete. Voi, appunto.

Riprendiamo però il filo del discorso. Vi racconto brevissimamente cosa è successo nella mia famiglia.

Mio padre, persona di vasta cultura e da sempre esempio di vita e di moralità per noi figli, ha quasi sempre lavorato come dipendente con mansione di contabile, capo contabile, etc. Nelle poche volte che ha provato a mettersi in proprio, vuoi per scelte di collaboratori sbagliate, vuoi per scarso spirito imprenditoriale, non gli è andata bene. Per essere un libero professionista o un lavoratore autonomo devi essere un po’ figlio di puttana, e lui non ha mai avuto questa indole.

Così, superando periodi più o meno lunghi di disoccupazione (anni ’90), ci siamo spostati a Milano, grazie ad un lavoro per mio padre da dirigente in un’azienda di arredamenti della Brianza.

Era il 1992, avevo 8 anni. Dal 1992 al 2002, per 10 anni esatti mio padre lavorò come dirigente, noi mantenemmo un tenore di vita dignitoso (non siamo gente che sperpera ma con 3 figli ci vuole un attimo a non avanzare niente). Facevamo le nostre vacanze di 2 settimane ad agosto e niente di più.
Nell’agosto del 2001 (avevo 17 anni) mio padre mi commissionò un piccolo sito per aprire il mercato della azienda di arredamenti in America. Iniziammo a prendere contatti e verso i primi di settembre avevamo già inviato del materiale informativo oltreoceano.
Poi accadde l’11 settembre. Tutti i contatti che avevamo raccolto crollarono insieme alle torri. Si fermò tutto. L’azienda di mobili, già in declino, finì in liquidazione nel giro di un paio di anni.

il 29 maggio del 2002 mio padre venne licenziato all’età di 53 anni e 9 giorni. Non percepì praticamente nulla della indennità di mancato preavviso e della liquidazione che gli sarebbe spettata. Andò in causa e dopo diversi anni gli riconobbero una percentuale molto ridotta di ciò che gli sarebbe spettato.

Era un periodo in cui ancora l’economia “tirava”, ma purtroppo per un over 50 come lui fu praticamente impossibile rientrare nel mondo del lavoro, tranne che per qualche breve periodo. In 13 anni di sostanziale precariato (dal 2002 al 2015) ha svolto quasi ogni tipo di mansione, dovendo scendere più volte a compromessi quasi umilianti e riunciare a mettere al servizio della società l’esperienza e la professionalità maturate nel corso della sua carriera.

Il mese scorso, 13 anni e 4 mesi dopo quel maggio del 2002, mio padre ha ritirato la sua prima pensione.

Gli anni sono lunghi, specie se sei un ragazzo che ne ha 17 e vorresti andare in giro e spaccare il mondo (non come i black block, intendiamoci….). Nonostante queste difficoltà ho terminato gli studi al liceo e ho quasi finito quelli di Ingegneria. (ma per questo discorso farò un altro sito per persone che non hanno terminato l’università ad un passo dalla laurea, promesso!)

Mi sono però sempre chiesto quale fosse il motivo del fatto che in 13 anni mio padre non sia riuscito a raggiungere l’indipendenza economica, se non per qualche breve periodo. Non mi capacitavo (io ma penso soprattutto lui stesso) di come una persona così in gamba, di cultura e di professionalità rare, non riuscisse a trovare un posto di lavoro, anche sotto le sue richieste. La risposta probabilmene non l’avrò mai, ma alcune teorie le ho elaborate e cercato di verificare negli anni trascorsi. Attenzione, non parlo solo del dubbio che i suoi curricula inviati non fossero incisivi, ben scritti e facili da leggere. Parlo anche e soprattutto del fatto che i lavori che ha trovato non gli hanno mai dato la sicurezza di un’entrata fissa regolare tale da poter pensare di essere “uscito dal tunnel”.

Per questo motivo vorrei che ognuno di voi che abbia la curiosità di leggere queste pagine e si trovi nella situazione in cui si è trovato mio padre non debba rischiare di aspettare 13 anni o più per ritrovare la dignità conquistata con anni di lavoro ed una indipendenza economica perduta da un giorno all’altro.

spero di avervi chiarito perché VI CAPISCO, e perché sento quasi un bisogno fisico di scrivere queste pagine.

alla prossima, le premesse ci sono quasi tutte, possiamo cominciare con le prime considerazioni.