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3 – non cercare colpevoli

Non c’è bisogno che spendiate energie preziose, non serve che sottraiate tempo alla ricerca di una nuova collocazione nella società cercando inutilmente di dare la responsabilità di ciò che vi è successo a qualcuno o qualcosa.

La crisi, il capo stronzo, il vostro non-leccare-il-culo, non frega a nessuno. La situazione è questa: siete fuori dai giochi (per ora e per poco, spero). Stavate correndo la vostra maratona e vi hanno fatto uno sgambetto, vi siete sbucciati e siete pure volati un po’ fuori di strada. Non serve mettersi a cercare chi è stato, ma al massimo dove potete aver sbagliato e come potete evitare che vi succeda nuovamente. Ricominciate a correre, magari zoppicando, magari col fiato rotto, ma non andate in cerca di chi vi ha sbattuto fuori.

Troppe persone vivono i primi mesi di disoccupazione nutrendo rancore verso coloro che li hanno estromessi, quasi arresi al fatto che sono dei tapini e saranno sempre vittime dei potenti. I titolari delle aziende, i vostri ex capi sono persone che (mettetevelo bene in testa) hanno anche loro dei figli da piazzare, dei favori da ricambiare, dei mutui da pagare. Certo, il mutuo magari è quello per la casa in Grecia, non del trilocale in cui vivete, il figlio devono mandarlo in America a studiare, non alla Statale. Hanno un altro ordine di grandezza, i loro “problemi”. Se vi hanno fatto fuori non è per colpa vostra o loro, è semplicemente nella normalità delle cose. Loro hanno il capitale, messo a disposizione da loro e mantenuto, aumentato o diminuito dal vostro lavoro. Voi avete il lavoro, fornito da loro. Ci sono anche datori di lavoro che si sono ritrovati loro malgrado ad essere imprenditori. Hanno magari ereditato dal padre l’attività e non hanno saputo amministrarla. Ci sono mille ragioni per cui un’azienda può decidere di ridurre il personale o chiudere definitivamente. Ma ciò che conta, come dice la tartaruga di Kung Fu Panda è il presente. Niente di ciò che è stato deve preoccuparvi: ormai è passato. Il futuro d’altro canto è incerto, è inutile preoccuparsene. Ciò che conta è dove siete ORA, è chi o cosa scegliete di essere in questo momento.

Cosa potete fare ORA?

Guardatevi questo video. E’ un pezzo del cartone Kung Fu Panda. Vi sembra un insulto che vi faccia vedere un cartone? Cercate di andare oltre ai luoghi comuni, guardate questo video prima di continuare a leggere.

Se avete compreso il significato di ciò che dice la Tartaruga allora siete degni di continuare a leggere.

Pensate un attimo a cosa vi piacerebbe fare nella vita. Attenzione: avete 50 anni, non 20. Non pensate a cretinate del tipo “vivere in un’isola jamaicana con una 22 enne”. Sapete com’è la vita là fuori, i vostri “sogni” da 50 enne sono i nostri “progetti” da 30 enne. Siate concreti. Diciamo che a 50 anni il vostro sogno potrebbe essere fare un lavoro non troppo faticoso, dove le vostre capacità e la vostra serietà vengano premiate (o quantomeno ritenute un valore) e dove siano queste qualità a darvi il lavoro, e non la capacità di mettersi in bella vista presso i superiori. Un lavoro dove non dovete dormire fuori casa 4 giorni su 7, se non per guadagnare belle cifre e avere tutto spesato.

Bene, scordatevi di trovarlo perché non esiste. Ho conosciuto dirigenti, operai, facchini, magazzinieri, architetti, ingegneri, segretarie, camionisti, evasori, carabinieri, mobilieri, fabbri, e quasi ogni tipo di lavoratori (mi mancano le escort e i politici). Tutti si lamentano del proprio lavoro. Chi è in proprio si lamenta delle tasse, dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS, dei clienti che non pagano, dei fornitori che non concedono pagamenti, dei dipendenti che costano, dell’ASL che viene a fare le multe e non va dagli abusivi, etc etc. Chi lavora come dipendente si lamenta del capo che non capisce niente, del collega che non lavora, dello stipendio che per quello che fa è una presa in giro, etc etc.

Allora dov’è la soluzione? Dunque, avete capito che “trovare un lavoro”, quindi farsi assumere, specie a 50 anni, è praticamente impossibile, a meno che non avete dei contatti. Ma se aveste avuto dei contatti non sareste qui a leggere queste pagine. Ok, allora l’unica altenativa è quella di “costruirsi un lavoro”, che non per forza significa mettersi in proprio, aprire una partita iva, e infilarsi in tutte le beghe amministrative. Non nell’immediato quanto meno. Significa diventare persone che fanno delle proprie competenze uno strumento al servizio delle altre persone, della società.

Questa è la parte più difficile della maratona, la strada si impenna, voi avete ancora il ginocchio che vi brucia e siete a poco più di metà strada. L’ultimo rifornimento di acqua era 2 km fa, il prossimo non si sa. Però lì in mezzo al pubblico che vi segue, spunta un braccio che tiene una borraccia. Sono io. Bisogna vedere se vi sto dando una borraccia piena d’acqua o una vuota. A voi il giudizio.

a presto

1 – non mentire

premessa: tutto ciò che scrivo è basato unicamente sulla mia esperienza, vissuta in prima persona soprattutto, ed in terza persona parlando con le persone, con gli amici che hanno vissuto esperienze molto simili alla mia, con persone della vostra età che hanno vissuto o stanno purtroppo vivendo tutt’ora questa difficile fase della vita.

Non posseggo la verità assoluta, cercate voi di prendere spunto dai miei articoli, per quanto deliranti potranno sembrare a volte, per trovare la vostra strada.

Iniziamo.

Caro 50 enne disoccupato, se ti fidi di me che ho l’età di tuo figlio (più o meno), allora fidati anche di tuo figlio. Ti sembra un’ovvietà ma tantissimi genitori tendono a vedere il figlio sempre come il piccolo bambino indifeso a cui non va detto mai niente di come vanno le cose e a cui bisogna dipingere sempre una realtà dove i genitori pensano a tutto e lui deve solo pensare a studiare, che l’importante è farsi un titolo di studio.

Bene, una delle cose che più rimprovero ai miei genitori (persone delle quali nutro una stima infinita) è stata quella di non averci messo sufficientemente al corrente della situazione, di averci sempre detto “il vostro lavoro è studiare, al resto pensiamo noi”.

Certo, è stupido criticare un genitore con il punto di vista di un figlio, ma da uomo a uomo avrei voluto sentirmi dire “caro figlio / cari figli, le cose stanno in questo modo: c’è il rischio che da qui a “X” mesi non riusciamo più a pagare bollette, mutuo, retta universitaria, etc…, serve il vostro aiuto per tamponare”. La famiglia è il luogo dove tutti i componenti possono e devono essere se stessi, dove possono sfogarsi delle proprie ansie e dove possono trovare il conforto degli altri componenti. Non esiste un luogo più adatto.

Sicuramente è difficile dire ad un figlio che sta studiando per gli esami di maturità o per gli esami all’università di mettere un attimo da parte tutto per dare una mano, però l’altro rischio è quello di dover fargli interrompere bruscamente gli studi per mancanza di fondi. So benissimo che quando si hanno 50 anni i figli mediamente stanno finendo le superiori o stanno entrando in università, cercano di farsi una vita propria e stanno sempre meno tempo in casa. Però la responsabilizzazione dei figli in questi casi può diventare un fattore di crescita per il figlio stesso, migliore di qualsiasi master post universitario.
Senza contare che vostro figlio, che vive la vita da un’altra prospettiva, potrebbe addirittura stupirvi con delle idee che a voi mai sarebbero venute in mente. Non siete dei visionari come Steve Jobs, non plasmate il futuro, quindi siate ricettivi il più possibile verso le idee che possono suggerirvi i vostri stessi figli, senza pregiudizi.

Per tutti questi motivi il mio primo consiglio è di NON MENTIRE, in primo luogo a voi stessi. Poi alla vostra famiglia, ai vostri parenti ed ai vostri amici. Non abbiate paura di confidare le vostre ansie, non chiudetevi dentro ad un’ostentata sicurezza. E’ solo parlando con gli altri che si riesce a scaricare il proprio peso, e con più persone ne parlate più il peso si fraziona.

Pensateci: quante persone che hanno perso parenti, amici, figli, creano associazioni noprofit in memoria di queste persone? Perché comunicare con gli altri e condividere i propri problemi ci aiuta a superarli.

Siate opensource, siate 2.0. Siate dei blogger viventi di voi stessi. (se questa frase non l’avete capita bene non vi preoccupate, sto preparando un glossario da 20 enne da sfoggiare al prossimo colloquio…)

vi lascio con questo video, godetevelo